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La sindrome di Boreout

Una minaccia alla soddisfazione lavorativa

Ciao! Nella scorsa puntata del podcast abbiamo parlato di un fenomeno che può presentarsi in ogni tipologia di lavoratore, sia per chi lavora come dipendente in un’azienda, sia per i liberi professionisti che gli imprenditori e le cui caratteristiche principali l’esaurimento emotivo, provare sentimenti di esaurimento energetico ed estrema spossatezza; provare un aumento della distanza mentale dal proprio lavoro, con sentimenti di negativismo legati al proprio lavoro; provare un senso di inefficacia personale, di inadeguatezza e di incapacità, che porta poi ad una mancanza di realizzazione sul lavoro, abbiamo parlato della sindrome di Burnout che è stata definita dell’OMS come un “fenomeno occupazionale” che deriva da uno stato di stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo. Qui il focus è sull’insoddisfazione lavorativa dovuta al sovraccarico del lavoro, alla richiesta esagerata di impegno da parte del lavoratore, impegno che può essere richiesto dall’esterno o da noi stessi, come l’avere delle aspettative molto elevate che non rispecchiano le reali risorse possedute o la ricerca costante della perfezione. Se non lo hai già fatto ti consiglio di ascoltare la scorsa puntata sul Burnout per avere un quadro più completo e avere maggiori spunti per prevenirlo.

La sindrome di Boreout

Ma c’è anche un altro fenomeno che può presentarsi nella nostra vita professionale e che può minare la soddisfazione lavorativa, che però deriva da uno stato psicologico di noia, protratta nel tempo, causato dalle scarse richieste provenienti dall’ambiente lavorativo, cioè condizione lavorativa sotto stimolante: il Boreout. Le prime teorizzazioni riguardanti il Boreout risalgono al 2007, da parte di due consulenti svizzeri Peter Werder e Philippe Rothin, i quali evidenziarono che un carico di lavoro insufficiente, dovuto alla mancanza di adeguate mansioni percepite sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo possono portare, nel tempo, a disturbi psicologici. La sindrome si verifica, quindi, in quei lavoratori a cui sono affidate poche, oltre che inutili, mansioni da svolgere. I due autori svizzeri ne hanno identificato tre caratteristiche principali:

  • noia: il lavoratore si sente “sfinito per noia” e mostra svogliatezza e impotenza;
  • percezione di mancanza di stimoli: il lavoratore sente di poter fare di più di quanto gli viene richiesto;
  • perdita di interesse: disinvestimento dall’attività lavorativa.

La sindrome di Boreout come risposta

Il Boreout, oltre che una percezione che deriva da come noi percepiamo il lavoro, può anche essere una risposta ad una situazione disfunzionale più generale, come ad esempio un de-mansionamento o quando si verifica un caso di mobbing, in cui il datore di lavoro affida progressivamente sempre meno compiti al lavoratore spingendolo così a presentare le dimissioni.

In un quadro generale, i sintomi della sindrome del Boreout, si presentano sia a livello emotivo e psicologico perché la persona si sente sottostimato, stanco, spossato, frustato, scontento e annoiato, sia a livello fisico, infatti ci sono in letteratura evidenze che presentano un’incidenza maggiore rispetto alla norma di problematiche cardiovascolari, disturbi gastrici e fatica cronica. Quindi la persona che sperimenta questi sintomi con il passare del tempo perderà la volontà e la voglia di agire sia a livello professionale che personale, questo comporterà un abbassamento dell’autostima e con il passare del tempo, in cui non si è agito per interrompere questo concatenarsi di sintomi, la persona si ritroverà a vivere in un circolo vizioso di insoddisfazione e frustrazione, non solo rispetto al congelamento della propria situazione perché non si progredisce, non si raggiungono obiettivi e non si cresce, ma si associa anche paura nei confronti di responsabili, colleghi e familiari che possono scoprire questo suo stato di  insoddisfazione, alimentando lo stato di ansia per le possibili conseguenze.

I comportamenti che conseguono a questo stato di malessere psicologico sono riscontrabili in una diminuzione della produttività, nell’aumento dei tassi di assenza per malattia e di turnover.

Agire preventivamente rispetto alla sindrome di Boreout è possibile farlo sia guardando dal lato delle aziende:

– che possono mettere in atto una valutazione della qualità del lavoro, una ripartizione adeguata del carico tra i lavoratori;

che dal lato della lavoratrice o del lavoratore:

– che può analizzare in autonomia il proprio carico di lavoro proponendo poi delle soluzioni da mettere in campo.

Se vuoi lavorare sulla tua soddisfazione lavorativa, nei prossimi giorni nel canale gratuito Telegram di Psicologia a Lavoro! troverai ulteriori approfondimenti, come una checklist utile almeno per tre tipi di valutazione rispetto al Boreout:

– per valutare la propria situazione attuale;

– per sapere quali sono le situazioni da tenere sotto controllo;

– per monitorarla nel tempo sapendo quali sono quelle situazioni che possono essere un campanello d’allarme per questo tipo di insoddisfazione che può portare al Boreout.

Se non sei ancora iscritto al canale clicca qui su link per accedere gratuitamente.

In conclusione

Per focalizzare meglio il raggiungimento della nostra soddisfazione lavorativa possiamo provare a vederla come un continuum, dove troviamo:

– da un lato la sindrome di Boreout che si verifica quando siamo sottoposti ad una mancanza di stimoli e quando i compiti da svolgere sono minimi, rispetto al valore che potremmo dimostrare;

– dall’altro lato troviamo la sindrome di Burnout che si verifica quando siamo sottoposti a stress, per un lungo lasso di tempo, derivante da un eccessivo carico di mansioni;

– al centro troviamo la zona delle prestazioni ottimali, cioè quella zona che ci permette di avere un sano equilibrio e quindi raggiungere la soddisfazione lavorativa.

La soluzione

è quella di riflettere su noi stessi, conoscere le nostre modalità operative, come funzioniamo, quali sono i limiti che vogliamo stabilire qual è la quantità di stress che possiamo gestire per avere ottime prestazioni e iniziare, a piccoli passi, a mettere in atto dei cambiamenti che porteranno nel lungo termine ad un mutamento della percezione del nostro valore, al rispetto del nostro benessere e alla soddisfazione lavorativa. Trovare, quindi, un equilibrio armonioso tra noi e il nostro lavoro per rimanere nella zona delle prestazioni ottimali.

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE